Six Days in Fallujah, la comunità musulmana chiede a Sony, Microsoft e Valve di non vendere il gioco

Il CAIR ha chiesto a Valve, Microsoft e Sony di non distribuire Six Days in Fallujah.

Six Days in Fallujah, la comunità musulmana chiede a Sony, Microsoft e Valve di non vendere il gioco

Six Days in Fallujah è ancora in mezzo alle polemiche: il gioco che racconta la storia della seconda guerra di Falluja del 2004, inizialmente cancellato da Konami, tornerà presto sul mercato. Tuttavia, c'è qualcuno che, con tutte le dovute ragioni, non lo vuole vedere in vendita.

Il Council on American-Islamic Relations ha invitato Microsoft, Sony e Valve, compagnie di negozi su cui sarà venduto Six Days in Fallujah una volta disponibile, ad astenersi dall'ospitare o distribuire lo sparatutto (via GamesIndustry).

In un comunicato condiviso sul suo sito web, il CAIR ha detto che il titolo di Highwire Games e Victura è un "simulatore di omicidio arabo che glorifica la violenza che ha tolto la vita ad oltre 800 civili iracheni, giustifica l'invasione illegale dell'Iraq e rafforza le narrative islamofobiche".

Huzaifa Shahbaz, coordinatore della ricerca e dell'advocacy del CAIR, ha detto: "Chiediamo a Microsoft, Sony e Valve di vietare alle loro piattaforme di ospitare Six Days in Fallujah, un simulatore di omicidio arabo che non farà altro che normalizzare la violenza contro i musulmani in America e nel mondo".

"L'industria del gaming deve smettere di disumanizzare i musulmani," ha continuato. "I videogiochi come Six Days in Fallujah servono solo a glorificare la violenza che ha preso la vita di centinaia di civili iracheni, a giustificare la guerra in Iraq e a rafforzare il sentimento anti-musulmano in un momento in cui il bigottismo anti-musulmano continua a minacciare la vita umana".

Six Days in Fallujah, al momento, uscirà su PC e console.

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