Shinji Mikami è il padre di Resident Evil, uno dei franchise videoludici più iconici in circolazione e che, ovviamente, ha segnato il genere horror per come lo conosciamo oggi. Tutto è iniziato con telecamere fisse, e anche se oggi potrebbe sembrare un po’restrittivo, è stata un’esperienza incredibilmente avvincente nel passato, e lo sappiamo tutti. Per Mikami, però, il tutto poteva essere molto diverso.

In un nuovo documentario con lo sviluppatore giapponese realizzato da Archipel, Mikami racconta che il primo Resident Evil doveva inizialmente essere in prima persona. L’unico motivo per cui ciò non è accaduto è perché Capcom era nuovo nel lavorare con la grafica 3D e non aveva la conoscenza tecnica per farlo. Invece di andare avanti e rischiare di sbagliare, Mikami ha deciso di prendere l’approccio che oggi conosciamo. Mikami pensava per certo che la prospettiva in prima persona avrebbe reso il gioco infinitamente più spaventoso, ma a quanto pare i fan, alla fine, la pensano diversamente.

“Alla fine, molti giocatori mi hanno detto che pensavano che quella visuale fosse ciò che rendeva il gioco più spaventoso. Ero davvero imbarazzato,” spiega Mikami. “Ancora oggi mi è stato detto, ‘È stato così bello’. A cui rispondo che era solo una soluzione alternativa. Una prova di ciò è in Resident Evil 4, dove la camera è sopra le spalle, dimostrando che puoi goderti l’orrore come se fosse radiocomandato. Era anche più coinvolgente e giocabile. Volevo vendicarmi quando ho realizzato Resident Evil 4.”

Cosa ne pensate della dichiarazione di Mikami? Secondo voi come poteva sembrare Resident Evil in prima persona?

Fonte: Game Informer